Direttiva Case Green, cosa indica la revisione approvata dal Parlamento Europeo?

Un modellino di casa accanto alla scala di efficienza energetica

Si sente sempre più parlare di “Case Green” e della direttiva EPBD. Molti, però, potrebbero non avere una comprensione chiara di cosa rappresentino e dei loro obiettivi.
In questo articolo, esamineremo attentamente questi concetti in modo semplice e chiaro. Per ora, anticipiamo soltanto che l’EPBD è una direttiva energetica volta al rinnovamento del patrimonio immobiliare dell’Unione Europea, con l’obiettivo di migliorare la classificazione energetica degli edifici europei.

L’argomento è particolarmente rilevante, poiché, nonostante l’approvazione da parte del Parlamento Europeo nel marzo 2023, la discussione finale è stata programmata per il 7 dicembre 2023.

Che cosa sono le case green?

Prima di immergerci nei dettagli della direttiva sulle Case Green, è fondamentale chiarire cosa significhi effettivamente questo termine. Oggi, il termine “green” è spesso utilizzato in modo improprio, e proprio per questo motivo questa premessa è necessaria.

Le Case Green rappresentano l’apice dell’innovazione nel settore delle abitazioni, occupando il cuore di una rivoluzione finalizzata al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.

Per ottenere il prestigioso titolo di “Casa Green”, un’abitazione deve rispettare stringenti normative sia a livello nazionale che europeo. Ciò implica l’impiego prevalente di fonti energetiche pulite e rinnovabili, come il solare o l’eolico, e l’adozione di impianti e strutture all’avanguardia, volti a minimizzare l’impatto ambientale. Un esempio tangibile di questa filosofia è l’isolamento termico, che deve essere progettato per massimizzare l’efficienza energetica e ridurre al minimo gli sprechi.

Attualmente, le abitazioni sono classificate in base alla loro prestazione energetica, variando da A4, la più performante, a G, la meno efficiente. Questa classificazione ha l’obiettivo di fornire una guida chiara sulle prestazioni energetiche di un immobile. Promuove la consapevolezza e la scelta di soluzioni abitative sostenibili, riducendo al minimo le emissioni e avvicinandosi il più possibile a zero impatto ambientale.

Per scoprire la classificazione energetica della propria abitazione e per potenziare le prestazioni energetiche degli edifici, è essenziale compilare l’Attestato di Prestazione Energetica (APE). Questo documento certifica il consumo energetico di un edificio ed è obbligatorio a partire dal 1° luglio 2009 in caso di compravendita e dal 1° luglio 2010 in caso di locazione.

Ora che abbiamo definito chiaramente cosa sono le Case Green, possiamo procedere ad esplorare la direttiva e comprendere gli obiettivi ambiziosi che il Parlamento Europeo ha delineato per il settore immobiliare.

Che cos’è l’EPDB?

Abbiamo già fornito una breve anticipazione di cosa rappresenti l’EPBD, ma ora esploriamolo più approfonditamente.

L’EPBD, acronimo di Energy Performance of Buildings Directive, in italiano Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici, ha ricevuto l’approvazione del Parlamento Europeo il 14 marzo scorso.
Conosciuta come “Direttiva Case Green“, questa rappresenta una svolta significativa nel panorama delle direttive energetiche dell’Unione Europea per il settore immobiliare. L’obiettivo ambizioso è raggiungere emissioni zero entro il 2050, con un primo traguardo di riduzione del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Infatti, la Direttiva EPBD è parte integrante del progetto Fit for 55, e, come suggerisce il suo nome, si inserisce nelle iniziative dell’Unione Europea mirate a ridurre del 55% le emissioni nocive entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

Direttiva energetica Case Green: che cosa prevede nel concreto?

La Direttiva delle Case Green rappresenta un intricato complesso di normative. Esaminiamo ora le principali disposizioni di questa direttiva.

Entro il 2030, gli edifici residenziali dovranno raggiungere la classe E, e la classe D entro il 2033. Approfondiamo ora cosa comportano le classi E e D:

  • Classe E: in questa categoria, le caldaie, pur essendo poco efficienti, sono alimentate a metano, e sono presenti alcune coibentazioni, sebbene realizzate con tecniche non del tutto moderne. La classe E è tipica degli edifici costruiti tra gli anni ’70 e ’90, caratterizzati da un consumo compreso tra 91 e 120 kWh/mq all’anno.
  • Classe D: in questa classe sono inclusi edifici relativamente recenti, costruiti circa quindici anni fa, con un consumo compreso tra 71 e 90 kWh/mq all’anno. Solitamente, le abitazioni di classe D presentano una buona coibentazione del tetto, serramenti con doppi vetri e muri perimetrali più spessi.

Per quanto riguarda gli edifici non residenziali e pubblici, gli obiettivi sono differenti: devono raggiungere la Classe E entro il 2027 e la Classe D entro il 2030.

Per tutti gli edifici di nuova costruzione, l’obbligo di emissioni zero inizia dal 2028.

Va sottolineato che la direttiva non si applica a tutti gli immobili ed esclude, ad esempio, edifici di edilizia residenziale pubblica, edifici temporanei (es. uffici dei cantieri), luoghi di culto, monumenti, immobili in zone vincolate e protette, seconde case e abitazioni unifamiliari di superficie inferiore a 50 metri quadri.

In conformità all’EPBD, gli Stati membri dell’Unione Europea devono presentare i Piani nazionali per la riqualificazione energetica degli edifici, con un focus iniziale sul 15% degli edifici più energivori di classe energetica più bassa (la classe G). L’obiettivo è procedere con una riclassificazione energetica dell’intero patrimonio immobiliare, a partire dagli immobili meno efficienti.

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