Occupazione di suolo pubblico per tavoli e dehor: cosa sapere

Alcuni tavoli con sedie di un ristorante in una piazza, esempio di occupazione suolo pubblico

Uno sbocco all’aperto è un vero e proprio tesoro per i gestori di locali. Con l’arrivo della bella stagione, i clienti tendono a scegliere uno locale piuttosto che un altro proprio per la possibilità di sedersi all’aperto.
I più fortunati possono disporre di un giardino o un terrazzo di proprietà da adibire a questo uso. Non di rado, però, i gestori dei locali chiedono l’occupazione di suolo pubblico (parti di marciapiedi, vie o piazze) per posizionare i propri arredi.

Di cosa bisogna tenere conto? E quanto costa? Vediamo quali sono le norme che regolano le occupazioni di suolo pubblico finalizzate a tavoli e dehor.

Occupazione di suolo pubblico per tavoli e dehor: servono autorizzazioni?

Attualmente è in vigore una procedura semplificata per usufruire di questi spazi in modo agevolato e senza dover ricorrere a particolari trafile burocratiche. In realtà si tratta di una situazione probabilmente destinata a cambiare nei prossimi anni. La semplificazione, infatti, è stata introdotta nel 2020 per aiutare i locali a riprendersi dopo il fermo prolungato dovuto alla pandemia da Covid-19.
Dovendo le persone rispettare una determinata distanza, evitando assembramenti, ed essendo inoltre invitate a prediligere i luoghi aperti rispetto a quelli al chiuso, il legislatore ha infatti pensato che dare a bar, ristoranti e simili la possibilità di usufruire di questi spazi all’aperto fosse un concreto aiuto alla ripresa delle attività.

La semplificazione è stata prorogata fino ad oggi: il cosiddetto decreto Mille Proroghe ha infatti esteso il provvedimento fino al 31 dicembre 2023.

Per tutto il 2023 dunque gli esercenti potranno posare arredi e strutture, anche amovibili, in opera temporaneamente su vie, piazza, strade e altri spazi aperti, compresi quelli di interesse culturale e paesaggistico, anche senza specifica autorizzazione. Oggetto del provvedimento nello specifico sono dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, ombrelloni, sedute e altri arredi simili.

Semplificazioni nell’occupazione di suolo pubblico per tavoli e dehor: chi riguardano?

Se dunque per tutta la durata del 2023 – salvo nuove proroghe – l’utilizzo del suolo pubblico non dovrà sottostare a particolari iter burocratici, chi potrà beneficiare di questo provvedimento?
Si tratta di esercizi che si occupano di ristorazione, somministrazione di pasti e bevande anche alcoliche e latte, pasticcerie, gelaterie, prodotti di gastronomia. A questi si possono aggiungere anche esercizi con somministrazione congiunta ad attività di intrattenimento e svago, dunque discoteche, sale da gioco, stabilimenti balneari, locali notturni e così via.

Per poter occupare il suolo pubblico sarà dunque sufficiente, anche per questa estate, il semplice invio di una domanda al Comune. La semplificazione non è solo amministrativa: il decreto infatti esonera i locali anche dal pagamento della tassa altrimenti prevista per questa tipologia di attività.

Cosa scrivere nella domanda telematica?

Per occupare il suolo pubblico anche per il 2023 sarà sufficiente inviare una domanda telematica all’ente locale di riferimento. Sarà bene verificare con il Comune (di norma sono questi gli enti competenti) le specifiche disposizioni perché semplificazione non significa completa liberalizzazione.
Bisognerà infatti dichiarare di rispettare le disposizioni del Regolamento comunale, così come naturalmente lasciare liberi gli spazi carrabili delle strade, rispettare le disposizioni del Codice della Strada e del Regolamento comunale di polizia urbana, edilizia e igiene.
Ancora, sarà necessaria la piena conformità a tutte le disposizioni riguardanti la sicurezza e igiene e accettare le determinazioni degli organi di vigilanza e controllo, autorizzati anche a richiedere la rimozione degli arredi o di modificarne la disposizione o ridurne l’estensione.
Inoltre bisognerà accertarsi di lasciare libero il passaggio per i mezzi di soccorso, di far sì che vi sia sufficiente spazio sul marciapiede per il passaggio pedonale, oltre naturalmente a non ledere diritti altrui e di riparare eventuali danni alla cosa pubblica che dovessero verificarsi nel corso dell’utilizzo degli spazi.

Tra i documenti da allegare alla domanda, è richiesta anche la planimetria dello stato dei luoghi con l’individuazione dell’area occupata.